I libri rossi che si levano a volo d'uccello sono l'insegnamento ed il lavoro appassionato di Calamandrei che si diffonde superando ogni limite spazio-temporale... il manoscritto č il suo pensiero che travalica la fisicitą .. il lato grigio azzurro č la linea di terra e il continuo studio dei posteri sul suo lavoro

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Storia

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... I veri inventori della giovinezza siamo noi...


Calamandrei nacque Firenze nel 1889. Si laureò in legge a Pisa nel 1912; nel 1915 fu nominato per concorso professore di procedura civile all'Università di Messina; nel 1918 fu chiamato all'Università di Modena, nel 1920 a quella di Siena e nel 1924 alla nuova Facoltà giuridica di Firenze, dove ha tenuto fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile.
Partecipò alla Grande Guerra come ufficiale volontario combattente nel 218° reggimento di fanteria; ne uscì col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello. Subito dopo l'avvento del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell'«Unione Nazionale» fondata da Giovanni Amendola. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochi professori che non ebbe né chiese la tessera continuando sempre a far parte di movimenti clandestini. Collaborò al «Non mollare», nel 1941 aderí a «Giustizia e Libertà» e nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d'Azione.
Assieme a Francesco Carnelutti e a Enrico Redenti fu uno dei principali ispiratori dei Codice di procedura civile del 1940, dove trovarono formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al «duce» che gli veniva richiesta dal Rettore del tempo.
E' sua la famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide "ad ignominia", collocata nell'atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l'avvenuta scarcerazione di Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia. Kesserling fu processato nel 1947 per crimini di Guerra,  fu condannato a morte, ma la condanna fu commutata nel carcere a vita. Già nel 1952, però, in considerazione delle sue condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring dichiarò di non avere nulla da rimproverarsi e che gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero dovuto erigergli un monumento.

A tali affermazioni Calamandrei rispose con la bellissima epigrafe che riportiano di seguito:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.


Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Nominato Rettore dell'Università di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l'8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicché esercitò effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioè dalla liberazione di Firenze, all'ottobre 1947.
Presidente del Consiglio nazionale forense dal 1946 alla morte, fece parte della Consulta Nazionale e della Costituente in rappresentanza del Partito d'Azione. Partecipò attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d'inchiesta e della Commissione per la Costituzione. I suoi interventi nei dibattiti dell'assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sugli accordi lateranensi, sulla indissolubilità del matrimonio, sul potere giudiziario. Nel 1948 fu deputato per «Unità socialista». Nel 1953 prese parte alla fondazione del movimento di «Unità popolare» assieme a Ferruccio Parri, Tristano Codignola e altri.
Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell'Istituto di diritto processuale comparato dell'Università di Firenze, direttore con Carnelutti della «Rivista di diritto processuale», con Finzi, Lessona e Paoli della rivista «Il Foro toscano» e con Alessandro Levi del «Commentario sistematico della Costituzione italiana». Fondò il primo foglio clandestino antifascista "Non mollare" e, nell'aprile del 1945, la rivista politico-letteraria «Il Ponte» crocevia di intellettuali nella Firenze dell'immediato dopoguerra. Autorevole ed insigne giurista, fine politico e colto pubblicista, Calamandrei fu anche poeta, pittore, raffinato scrittore e soprattutto un autentico Maestro di vita. Morì a Firenze nel 1956.

Raffinate le opere letterarie tra cui ricordiamo: Colloquio con Franco (1923), Elogio dei giudici scritto da un avvocato (1935), Inventario della casa di campagna (1945), Uomini e città della resistenza (1955); struggenti e dolcissime le lettere raccolte in: Lettere 1915-1956 (La nuova Italia, Firenze, 1968), Ada dagli occhi stellanti. Lettere 1908-1915 (Sellerio, Palermo, 2005); e ancora La burla di Primavera con altre fiabe e prose sparse (Sellerio, Palermo, 1987), In difesa dell'onestà e della libertà della scuola (Sellerio, Palermo, 1994).

 

Avv. Daniela Carro

Foro di Napoli

Associazione Forense Piero Calamandrei

daniela.carro@libero.it

 

http://www.ilponterivista.com/it/societa.htm