

Sabato 13 ottobre, nella suggestiva cornice della Sala Convegni dell’Hotel Club Cala Moresca di Bacoli, l’Associazione Forense Piero Calamandrei, presieduta dall’Avvocato Nicolino Petrucci, ha organizzato con il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli un Incontro sull’opera Elogio dei giudici scritto da un avvocato.
La seduta dei lavori, moderata dall’Avvocato Giovanni Bisogni, Presidente Onorario dell’Associazione, è stata aperta dall’intervento introduttivo dell’Avv. Petrucci che ha ripercorso l’intera vicenda umana di Calamandrei.
Relazioni
(in corso di pubblicazione)
Avv. Mario RUBERTO Presidente Onorario Associazione "Piero Calamandrei"
Perché, intanto, noi dell’Associazione Forense Piero Calamandrei abbiamo inteso intitolare la nostra associazione a Calamandrei? Essendo, la nostra, un’associazione forense, e tenendo, appunto, conto del prestigio del nostro Foro e di coloro che furono i grandi di un passato più o meno remoto, non mancavano certamente quelli ai quali intitolare un’associazione forense.Scegliemmo, non a caso, il nome di Calamandrei, illustre giurista, avvocato sommo, oratore brillante: ma non fu solo per questo, anzi fu per molto di più.
Naturalmente il fatto che egli fosse sommo, tra i sommi, ci agevolò il compito.
Ma ciò che ci consigliò a farlo fu un’altra ragione.
Avevamo bisogno di un modello di giurista che, innanzitutto, avesse ispirata la sua condotta, la sua vita alla difesa di due valori fondamentali: la libertà e la legalità e, quindi, la ricerca continua, nell’arco della sua vita, della difesa di questi valori.
Quando, poi, si scopre in una tale personalità, l’amore per i giovani, per la patria, per la difesa dei deboli, per il prestigio dell’avvocatura, questa come simbolo, e presidio della libertà dei singoli, per il ruolo dei giudici, visti come coloro che traducono nelle loro decisioni gli aneliti di giustizia che sono trasmessi loro dai difensori;
quando si scopre in una tale personalità il gusto della scrittura, lo stile morbido, elegante, un sentimento tumultuoso;
quando vi si copre la tenacia con la quale sostiene i suoi principi di libertà e di giustizia sociale da introdurre, poi, quando sarà, nella carta costituzionale;
quando si scopre che egli traduce nei principi costituzionali quelli che furono i valori della Resistenza, come momento di liberazione dall’oppressione di un regime che aveva portato l’Italia alla rovina; per i quali si batte sino al momento della sua morte per la difesa dei principi della Costituzione e per la sua pratica attuazione .
Ebbene, quando abbiamo scoperto in Lui tutto questo, ritenemmo di aver trovato il Personaggio che soddisfaceva alle nostre esigenze e agli impegni statutari che ci eravamo prefissi di raggiungere.
Di tutte queste cose avevamo sentito parlare, Lui era un maestro soprattutto per i cultori del diritto civile..
Poi, ci siamo trovati di fronte ad una personalità che suscitò rispetto ed ammirazione, così come lo è da parte della stragrande maggioranza della cultura giuridica, e non solo giuridica.
Una personalità poliedrica, multiforme. Poeta, scrittore, pittore, oratore.
Ma a me preme mettere in risalto alcuni squarci della sua vita, che evidenziano e sintetizzano il suo amore per la libertà ( dell’amore per la sua Adina parleremo in altra occasione: vi indico un libricino Ada dagli occhi stellanti, intriso di poesia e di sentimenti esaltanti) e ciò ci preme farlo in un momento nel quale si ha la sensazione che della libertà si ricominci a discutere, se libertà è quella che è stata riconquistata all’indomani della disfatta del nazifascismo, con la scelta, poi, con il referendum,dell’istituto della Repubblica e con il varo della Carta costituzionale, che è figlia della Resistenza, con la difesa, infine, del dettato costituzionale, il che mi rimanda ad un momento, l’attuale, nel quale si assiste ad un attacco surrettizio, ma non troppo, alle radici delle origini della Costituzione , la quale, si badi bene, fu il riportato di tante espressioni politiche e culturali le quali, in stupenda sintesi, avevano partecipato alla rinascita del nostro Paese, creando, appunto, una carta costituzionale forte, rigida, proprio, perché frutto di una sintesi mirabile dei conati di libertà e di giustizia delle più diverse correnti di pensiero e di lotta, ma ispirate, tutte, al principio della difesa della libertà e Calamandrei ribatteva sulla connessione con la legalità, intesa questa come conseguenza della libertà: perché per Piero Calamandrei non vi può essere legalità senza libertà di quei principi che sono universali, che voi trovate in tanti articoli della prima parte della nostra Costituzione.
Io aggiungerei a questi due valori ( libertà e legalità) che Calamandrei propugnava, quello del ripudio della guerra, alla quale fare ricorso solo per difendere la patria dagli attacchi dell’invasore e dai dittatori..
Infatti, egli pur essendo andato volontario alla grande guerra ( i giovani scalpitavano per vedere ricongiunte alla patria le terre irredenti ancora sotto il tallone austriaco) pur infiammando i soldati al fronte con la sua vibrante parola( egli allora scoprì le sue qualità di oratore che lo avrebbero contraddistinto), vi scorse immediatamente la tragedia ( egli in una lettera dal fronte scrisse “questa immensa tragedia che ci circonda”, pur continuando a fare il suo dovere di soldato ) una tragedia, quindi,che una guerra rappresenta per cui forse ci si domandava se vi fosse un bene per il quale valesse la pena di trascinare un popolo in un dramma quale fu la prima guerra mondiale, per non parlare del secondo conflitto!
Quando all’indomani della guerra, dopo varie vicende, in Italia si sviluppò un regime dittatoriale ,egli già durante il conflitto aveva vinto la cattedra universitaria del diritto processuale civile, si dedicò alla professione ed all’insegnamento ( insegnamento al quale poi dovette rinunziare perché non volle prendere la tessera fascista), continuando a tenere contatti con tutti coloro che avversavano il regime fascista; ma basta leggere le sue opere letterarie (importanti “L’Elogio dei giudici scritto da un avvocato” e “La casa di campagna”, testo, questo, che egli spedì a trecento amici, tutti, o quasi tutti, di ispirazione liberale ed antifascisti) per rendersi conto del suo attaccamento ai principi di libertà e di democrazia.
Fu così che aderì durante l’occupazione nazista e la Repubblica Sociale di Salò al Partito d’Azione e, pur non partecipando direttamente alla lotta partigiana, alla quale, tuttavia, aderì ( partigiano attivo fu il figlio), né esaltò i valori e fu definito il cantore della Resistenza.
Eppure , nonostante che si fosse da poco usciti dalla tirannide e dal dominio nazista e che si era alla vigilia di grandi conquiste istituzionali, quale l’istituto della Repubblica e il varo della Costituzione repubblicana, egli già allora avvertiva i sintomi di un nuovo disfacimento; alla resistenza si andava a contrapporre quello che lui ,in contrapposizione alla espressione resistenza chiamò desistenza, una malattia profonda, Egli diceva, di cui tutti siamo stati infetti. “Dopo la breve epopea della resistenza eroica, sono ora cominciati, per chi non vuole che il mondo si sprofondi nella palude, i lunghi decenni penosi e ingloriosi della resistenza in prosa. Ognuno di noi può con la sua oscura resistenza individuale portare un contributo alla salvezza del mondo; oppure con la sua sconfortata desistenza essere complice di una ricaduta che, questa volta, non potrebbe non essere mortale”
Egli, però, non cessò mai di lottare per quei principi,in Parlamento, nei tanti discorsi commemorativi .
In occasione della festa del 2 giugno 1955, Piero Calamandrei, in un discorso agli studenti milanesi, disse, riferendosi a quelle norme della Costituzione nelle quali si parla dell’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale; o dell’Italia che ripudia la guerra come strumento di offesa alle libertà degli altri popoli; delle confessioni religiose che sono egualmente libere davanti alla legge; della Repubblica che è una ed indivisibile e riconosce e promuove le autonomie locali; che l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica;della abolizione e della inammissibilità della pena di morte secondo l’insegnamento di Cesare Beccarla due secoli prima e di questi principi la Costituzione è piena, Calamandrei sottolinea e, questo è il messaggio che resta scolpito perennemente nella storia del nostro Paese: “ se voi, ricorda agli studenti, volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Ecco la grande attualità di Calamandrei : oggi, allorquando persone istituzionali si permettono di denigrare la data del 25 aprile che rappresenta il simbolo della libertà riconquistata contro il nazismo ed il fascismo, noi ricorriamo ai discorsi del Calamandrei; soprattutto a quelli in difesa della Costituzione.
Chiedo scusa se ho parlato poco degli episodi della vita del Calamandrei, che sono tanti e non basterebbe un convegno, ma ho voluto tratteggiare una personalità che ci ha dato l’onore del suo nome e che noi oggi, a pochi giorni dal 25 aprile e dal 2 giugno, vogliamo ringraziare perché egli ci dà la forza e lo stimolo per continuare nella difesa della libertà e della legalità.
E, nel terminare questo mio breve intervento, consentitemi di ricordare quanto ha detto, in occasione del 25 aprile, il Presidente della Repubblica, il nostro Giogo Napoletano.
Egli, sulla scia dell’azione e del pensiero di Calamandrei, preoccupato di difendere i valori della Resistenza e liberarli dalle pastoie nelle quali i denigratori li vogliono riporli, ritenendo giustamente che la resistenza è un valore che deve accomunare tutti gli italiani e non consentire divisioni laceranti, perché la liberazione fu un sentimento comune a tutti gli uomini che anelavano alla libertà e che provenivano da tutte le fedi religiose e politiche , il Presidente della Repubblica disse, in maniera solenne, “ si può e si deve raccontare la resistenza “senza sottacere nulla, smitizzando quello che c’è da smitizzare. Ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualunque forma di denigrazione e svalutazione” Alla resistenza dobbiamo, infatti, “indipendenza, dignità e libertà della nazione” Essa, dunque, “non può appartenere solo a una parte della nazione” ma deve essere al centro di “uno sforzo per ricomporre, in spirito di verità, la storia della nostra repubblica”
Associazione Forense "Piero Calamandrei"
Caro Socio,
ti comunico che la nostra Associazione ha in programma una serie di dibattiti e seminari con attestazione dei crediti formativi.
Abbiamo scelto come primo argomento di un Seminario il tema della deontologia forense, perché abbiamo ritenuto che l’argomento fosse particolarmente congeniale alla Calamandrei, che persegue, quale uno dei suoi principali obiettivi, quello del prestigio della classe.
Da sottolineare che, a norma dell’art.2 co.4 del regolamento aggiornato per la formazione professionale approvato dal CNF il 13 luglio 2007 (che modifica quello approvato il 18.1.2007) “ ogni iscritto sceglie liberamente gli eventi e le attività formative…ma almeno n.15 crediti formativi nel triennio devono derivare da attività ed eventi formativi aventi ad oggetto l’ordinamento professionale e previdenziale e la deontologia”. Sulla base di tali presupposti il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli riconosce ad ogni partecipante al Seminario i relativi crediti formativi secondo i criteri regolamentari in vigore. Da qui abbiamo inteso iniziare questa nuova attività dell’Associazione che sarà solo l’inizio di manifestazioni culturali che, innestandosi in quelle per le quali la nostra Associazione si caratterizza, tenderanno a dare l’opportunità della formazione e della informazione soprattutto alle nuove leve per l’elevamento della cultura professionale e letteraria della nostra classe.
Interpretando correttamente la opinione dei Colleghi,l’Associazione, nello svolgere tali seminari, ritiene che i corsi di formazione costituiranno piuttosto corsi di aggiornamento collettivo per uno scambio di esperienza tra di noi.
Come, peraltro, è a vostra conoscenza è stata istituita una Scuola per la magistratura e, quindi, il problema dell’aggiornamento è un problema sentito , alla soluzione del quale noi intendiamo dare il massimo contributo.
Questa nuova attività sarà il banco di prova della capacità di rispondere, nel modo giusto, alla volontà della classe di non sottrarsi alle nuove esigenze nel rispetto della dignità del ruolo di ciascun avvocato.
Il modo con il quale condurremo avanti tale attività dovrà portare ad un rafforzamento della Calamandrei, l’unico sodalizio che, ispirandosi agli insegnamenti di Piero Calamandrei, persegue obiettivi di rendere la preparazione dell’Avvocatura consona ai principi costituzionali e di deontologia come caratteristica anche esteriore dei comportamenti degli avvocati.
Chi intenderà partecipare vorrà prenotarsi, telefonando ai Colleghi Daniela Carro (Cell.3383231762 – 0815235330 e.mail daniela.carro@libero.it) – Aldo Franceschini (Cell. 3492517910 Tel.fax 0815525177 e.mail aldo_france@tin.it)-MassimoTeresi(Cell.3381760239-Tel.fax-081/290092-e.mail avvteresi@tiscali.it ), al fine di sottoscrivere apposita domanda di partecipazione, che si allega alla presente, da inviare a mezzo fax o via E.mail, ad uno dei predetti recapiti con la copia del tesserino di avvocato.
p. Il Consiglio Direttivo
Il Presidente
Avv.Nicolino Petrucci
Via Milano n.103 (lato P.za Garibaldi) Napoli
Cell. 338-9895466 Tel./Fax. 081/5630063-6334433
Sede dell'Associazione:
Palazzo di Giustizia Lotto I, 4° piano
P.S. Il programma in dettaglio sarà il seguente : 1) La legge professionale: i principi che regolano la professione e le fonti normative. 2) La deontologia: doveri dell’avvocato. 3) La riforma dell’ordinamento professionale: i princìpi. 4) La legge Bersani : principi e contenuti della riforma.
Intervento dell'Avv. TERESI al Corso di Deontologia
Forense del 14 Giugno 2008
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Difendiamo la Costituzione
Il Presidente Avv. Nicolino Petrucci